L'ospite inattesa
di Andrea
La mia prima esperienza con una “particolare ospite inattesa” risale agli anni dell’Università, con precisione all’anno 1996, durante lo studio della materia diritto civile. Mentre i pomeriggi li trascorrevo nei meandri del diritto, “qualcosa” ha fatto entrare nel mio corpo (leggi intestino) una signora speciale e del tutto inattesa, eh sì!, perché ho cominciato ad avvertire dei dolori all’addome e dei movimenti intestinali non identificati o ricollegabili a fenomeni diarroici o alla normale funzione escretoria. Premetto che fino a quel momento il mio transito intestinale era sempre stato regolare, anche se veloce dal punto di vista della digestione. Non preoccupato più di tanto e sempre più innamorato della mia facoltà, ho lasciato che la formazione giuridica assumesse il ruolo di protagonista nei miei primi anni 20.
Dovetti cambiare idea quando il trascorrere dei giorni richiedeva un sempre più urgente utilizzo del bagno, con frequenti e repentine scariche. Deciso ad indagare su ciò che mi stava realmente accadendo, data anche la comparsa di sangue nelle feci, cosa che tra l’altro mi spaventò non poco, fissai una visita con uno specialista. In attesa del giorno fissato per la visita avanzai alcune ipotesi, tra cui, per me la più accreditata, la comparsa di un fenomeno emorroidario. Questa ipotesi venne screditata totalmente quando lo specialista, ad un primo esame clinico, valutando sia la sintomatologia che accusavo sia gli eventi considerati nella loro fenomenologia, attribuì il tutto ad una proctite (infiammazione dell’ultima parte dell’ano). Solo un successivo esame, effettuato dagli specialisti di medicina interna dell’ospedale di Macerata, svolto in modo più obbiettivo, attraverso l’utilizzo della sonda endoscopica, ha permesso di definire così la diagnosi: colite ulcerosa. E’ lei l’ospite inattesa di cui ho fatto menzione e che tutt’ora alberga nel mio corpo. Dopo tale diagnosi lo specialista mi disse di limitare l’alimentazione ricca di fibre e verdure e mi consigliò di stare tranquillo e di non stressarmi troppo. In effetti solo dopo qualche tempo ho realmente capito il senso di questo suo ultimo consiglio (nei prossimi articoli tornerò su questo aspetto).
Dopo la diagnosi predetta, ricordo di aver assunto un atteggiamento piuttosto ottimista, probabilmente perché ignoravo cosa fosse la colite ulcerosa. Comunque, la terapia che dovevo fare era costituita da pasticche e clisterini da fare la sera prima di addormentarmi. Dopo un paio di mesi la situazione era andata via via migliorando e ripresi a studiare con volontà e soddisfazione. Ma ad essere sincero c’era qualcosa che mi sfuggiva o che inconsciamente non volevo capire: mi era stato detto infatti che avrei avuto tale malattia per tutta la vita, ed era proprio quest’ultima frase che a volte mi ritornava in mente. Oggi, essendo trascorsi degli anni, non ricordo con precisione quale sia stata le mia conclusione al riguardo, certamente non propriamente ottimista.
Per velocizzare un po’ questo racconto, menziono soltanto al fatto che la colite interessava ed interessa il mio colon nella sua ultima parte: sigma-retto. Fino all’anno 2000 i problemi di riacutizzazione della malattia si accentuavano più che altro al cambiamento della stagione (inverno-primavera) interessando il periodo marzo-metà maggio (tale periodo “caldo” lo frenavo con le pasticche e qualche clisterino). Per il resto dell’anno non avevo particolari problemi di “transito urgente”, pur tuttavia avevo sempre bisogno di fare una terapia di mantenimento. L’andamento della malattia è sempre stato caratterizzato secondo questa flessione e successivamente all’anno 2000 i fatti si sono evoluti.
Nel prossimo articolo scriverò come la situazione sia un po’ cambiata. Per concludere questa mia prima adesione a questa encomiabile e importantissima finestra di dialogo e confronto, voglio solo ricordare, a tutti coloro che leggeranno il mio articolo, come sia di fondamentale importanza, ripeto, fondamentale importanza conoscere ogni aspetto sintomatico della colite ulcerosa e del suo “fratello” morbo di Chron, per poterci convivere e senza mai perdere l’ottimismo. Per l’esperienza vissuta credo che una condizione che deve necessariamente contraddistinguere e possedere chi abbia questa malattia sia il fatto di avere un positivo e alto umore di vita. Forse non tutti comprenderanno pienamente queste ultime frasi ma, al riguardo, potranno ricevere tutte le risposte alle loro domande nei miei prossimi articoli.
A presto,
Andrea
La mia prima esperienza con una “particolare ospite inattesa” risale agli anni dell’Università, con precisione all’anno 1996, durante lo studio della materia diritto civile. Mentre i pomeriggi li trascorrevo nei meandri del diritto, “qualcosa” ha fatto entrare nel mio corpo (leggi intestino) una signora speciale e del tutto inattesa, eh sì!, perché ho cominciato ad avvertire dei dolori all’addome e dei movimenti intestinali non identificati o ricollegabili a fenomeni diarroici o alla normale funzione escretoria. Premetto che fino a quel momento il mio transito intestinale era sempre stato regolare, anche se veloce dal punto di vista della digestione. Non preoccupato più di tanto e sempre più innamorato della mia facoltà, ho lasciato che la formazione giuridica assumesse il ruolo di protagonista nei miei primi anni 20.
Dovetti cambiare idea quando il trascorrere dei giorni richiedeva un sempre più urgente utilizzo del bagno, con frequenti e repentine scariche. Deciso ad indagare su ciò che mi stava realmente accadendo, data anche la comparsa di sangue nelle feci, cosa che tra l’altro mi spaventò non poco, fissai una visita con uno specialista. In attesa del giorno fissato per la visita avanzai alcune ipotesi, tra cui, per me la più accreditata, la comparsa di un fenomeno emorroidario. Questa ipotesi venne screditata totalmente quando lo specialista, ad un primo esame clinico, valutando sia la sintomatologia che accusavo sia gli eventi considerati nella loro fenomenologia, attribuì il tutto ad una proctite (infiammazione dell’ultima parte dell’ano). Solo un successivo esame, effettuato dagli specialisti di medicina interna dell’ospedale di Macerata, svolto in modo più obbiettivo, attraverso l’utilizzo della sonda endoscopica, ha permesso di definire così la diagnosi: colite ulcerosa. E’ lei l’ospite inattesa di cui ho fatto menzione e che tutt’ora alberga nel mio corpo. Dopo tale diagnosi lo specialista mi disse di limitare l’alimentazione ricca di fibre e verdure e mi consigliò di stare tranquillo e di non stressarmi troppo. In effetti solo dopo qualche tempo ho realmente capito il senso di questo suo ultimo consiglio (nei prossimi articoli tornerò su questo aspetto).
Dopo la diagnosi predetta, ricordo di aver assunto un atteggiamento piuttosto ottimista, probabilmente perché ignoravo cosa fosse la colite ulcerosa. Comunque, la terapia che dovevo fare era costituita da pasticche e clisterini da fare la sera prima di addormentarmi. Dopo un paio di mesi la situazione era andata via via migliorando e ripresi a studiare con volontà e soddisfazione. Ma ad essere sincero c’era qualcosa che mi sfuggiva o che inconsciamente non volevo capire: mi era stato detto infatti che avrei avuto tale malattia per tutta la vita, ed era proprio quest’ultima frase che a volte mi ritornava in mente. Oggi, essendo trascorsi degli anni, non ricordo con precisione quale sia stata le mia conclusione al riguardo, certamente non propriamente ottimista.
Per velocizzare un po’ questo racconto, menziono soltanto al fatto che la colite interessava ed interessa il mio colon nella sua ultima parte: sigma-retto. Fino all’anno 2000 i problemi di riacutizzazione della malattia si accentuavano più che altro al cambiamento della stagione (inverno-primavera) interessando il periodo marzo-metà maggio (tale periodo “caldo” lo frenavo con le pasticche e qualche clisterino). Per il resto dell’anno non avevo particolari problemi di “transito urgente”, pur tuttavia avevo sempre bisogno di fare una terapia di mantenimento. L’andamento della malattia è sempre stato caratterizzato secondo questa flessione e successivamente all’anno 2000 i fatti si sono evoluti.
Nel prossimo articolo scriverò come la situazione sia un po’ cambiata. Per concludere questa mia prima adesione a questa encomiabile e importantissima finestra di dialogo e confronto, voglio solo ricordare, a tutti coloro che leggeranno il mio articolo, come sia di fondamentale importanza, ripeto, fondamentale importanza conoscere ogni aspetto sintomatico della colite ulcerosa e del suo “fratello” morbo di Chron, per poterci convivere e senza mai perdere l’ottimismo. Per l’esperienza vissuta credo che una condizione che deve necessariamente contraddistinguere e possedere chi abbia questa malattia sia il fatto di avere un positivo e alto umore di vita. Forse non tutti comprenderanno pienamente queste ultime frasi ma, al riguardo, potranno ricevere tutte le risposte alle loro domande nei miei prossimi articoli.
A presto,
Andrea

3 Commenti:
Andrea, benvenuto a Interiormente! Ti ringrazio molto per aver aderito a questa iniziativa.
A presto, Roberto.
CIAO ANDREA!
SONO CONTENTA CHE ANCHE TU HAI PRESO PARTE AL BLOG...IN QUESTO MODO CHI LEGGE POTRA' CAPIRE DA DIVERSI PUNTI DI VISTA LA NOSTRA MALATTIA!!
A PRESTO! CIAO CIAO
Salve Andrea, mi è stata diagnosticata una proctite per la prima volta 10gg fa. Mi sto curando da 10gg. con clismi e pasticche ma il dolore rimane. ti chiedo ma il dolore che provoca la proctite si risolve con i clismi prima o poi oppure no?
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